14) L'anima misura del tempo.
    Agostino era partito nella sua indagine sul problema del tempo
constatandone la complessit e la natura misteriosa con queste
parole: Se non me lo chiedi lo so, se me lo chiedi non lo so. Il
risultato della ricerca (il tempo come distensione dell'anima)
avr un grande seguito nella storia della filosofia

Confessioni, undicesimo, 35-37 (vedi manuale pagina230).

    1   [...] Da qui mi  parso di concludere che il tempo
null'altro  che un'estensione, ma di qual cosa sia estensione,
non lo so; per sarebbe strano se non fosse un'estensione
dell'anima stessa. Che cosa, infatti, io misuro, te ne scongiuro,
Dio mio, quando dico, o, approssimativamente: Questo tempo  pi
lungo di quello, oppure, in maniera precisa: Questo tempo 
doppio rispetto a quell'altro? Il tempo misuro, s questo lo so,
ma non misuro quello che ha da venire, perch non  ancora, non
misuro il presente che non ha estensione, non misuro il passato
perch ormai non c' pi. Che cosa, dunque, misuro?.
        [...]
    2   In te, anima mia, misuro il tempo. Non darmi la voce
addosso, col dirmi ci che la realt . Non darmi la voce addosso
con tutti i travagli delle tue impressioni. In te, lo ripeto,
misuro il tempo.
    3   L'impressione che le cose, mentre passano, suscitano in
te, e che poi, quando quelle sono passate, dura, questa
impressione io la misuro mentre  presente: non misuro le cose che
sono passate in modo da lasciare un'impressione, ma misuro questa
impressione, quando misuro il tempo. Per conseguenza, o il tempo
consiste in queste impressioni, o io non riesco a misurare il
tempo.
    4   Ma che? Quando misuriamo il silenzio e diciamo che quel
silenzio ha avuto una durata di tempo corrispondente a quello che
ebbe una determinata voce, non  forse vero che rivolgiamo la
tensione del nostro pensiero quasi per misurare la durata di
quella voce, come se essa risonasse, per poter trarre dagli
intervalli del silenzio una definizione che consiste in una
estensione di tempo?.
    5   Infatti, anche quando la voce e la bocca non sono in
moto, noi nel nostro pensiero continuiamo a recitare poesie, versi
e qualsivoglia discorso, e siamo in grado di definire qualsivoglia
estensione del loro andamento e della durata dei tempi, quanto
cio ognuno sia rispetto a un altro, non altrimenti che se ne
facessimo recitazione a voce alta.
    6   Se qualcuno volesse emettere la sua voce in misura un po'
lunghetta e ne fissasse, facendo il conto nel suo pensiero, quanta
debba essere la durata, costui, certamente, la durata del tempo la
stabilisce standosene in silenzio e poi, affidando il calcolo alla
memoria, prende a tirare fuori quella sua voce, che risuona sino a
quando non giunga al termine prestabilito. Ma, in verit, diremo:
rison e risoner; perch quella parte della voce che gi si 
svolta, diremo che  risonata, quella parte che ancora rimane da
svolgersi diremo che risoner, sino a quando l'intensit presente
non trasforma quello che ha da venire nel passato, in quanto quel
che ha da venire, via via, diminuisce e il passato, via via,
s'accresce, sino a quando, consumatosi il futuro, tutto divenga
passato.
    7   Ma in qual modo va diminuendo o addirittura si disperde
quello che ha da venire, che ancora non , o in qual modo
s'accresce il passato, che ormai pi non , se non perch
nell'anima nostra, che elabora questi momenti, vi sono tre fasi?
Infatti l'anima aspetta, pone attenzione e ricorda; tanto che ci
che aspetta, attraverso ci cui rivolge l'attenzione, si trasforma
in ci che ricorda.
    8   Chi pu negare che ci che ha da venire non  ancora? Ma,
tuttavia, vi  gi nell'anima nostra un'attesa di quello che ha da
venire.
    9   Chi pu negare che il passato pi non ? Ma, tuttavia, 
ancora nell'anima nostra memoria del passato.
    10  Cos chi pu negare che il tempo presente manca di
estensione, perch trascorre riducendosi in un punto? Ma,
tuttavia, l'attenzione rimane durevole, sicch attraverso di essa
si volge a non essere pi ci che si appresser. Non , dunque,
lungo il tempo che ha da venire, perch esso, in realt, non
esiste, ma questo lungo tempo avvenire altro non  che l'attesa
lunga di ci che ha da venire, e cos non  lungo il passato,
perch esso, in realt, non esiste, ma questo lungo tempo passato
altro non  che la lunga memoria di ci che  passato

 (Agostino, Le confessioni, Zanichelli, Bologna, 1968, pagine 789,
795-797).

